Sorelle d’Italia: lo scandalo CALZEDONIA
Proprio ieri sera riflettevo sulla nuova pubblicità di Calzedonia, molto raffinata, molto femminile come sempre.
La novità, da cui poi sono scaturite infinite polemiche, è nella canzone scelta per la colonna sonora: l’Inno di Mameli, ma non nella sua versione tradizionale, bensì cantato dalla voce soave di una donna, che inneggia non più ai Fratelli d’Italia, bensì alle Sorelle d’Italia. Beh, a me ha fatto sorridere come idea e personalmente non la trovo offensiva, nè nei riguardi dell’Italia, nè tantomeno nei riguardi dell’Inno Nazionale.
L’Italia è fatta anche di italiane, che sono certa amino e cantino con gli occhi lucidi l’Inno Nazionale in tutte le occasioni in cui c’è da farlo seriamente. Un inno però in cui non sono citate, in cui non si fa riferiemtno in alcun modo alle “SORELLE D’ITALIA”.
Per questo è simpatica l’idea dello spot, anche se avrei evitato la scritta che compare sul finale “A Italia, Vittoria, Laura, Francesca e a tutte le altre”. Avrei lasciato parlare le immagini, i colori e la musica che, senza il bisogno di ulteriori parole, disegnano perfettamente e in pochi attimi un mondo visto dall’occhio femminile: accogliente, caldo e un pò malizioso.
Questa è la particolarità degli spot di calzedonia: parlano alle donne nel linguaggio delle donne e non riesco veramente a trovare l’aspetto offensivo di questo intento. Eppure è stato chiesto di ritirare lo spot, di far intervenire il Garante delle Telecomunicazioni. Forse appoggio in parte o comunque comprendo la posizione del sottosegretario al Lavoro Pasquale Viespoli, secondo il quale sarebbe meglio “lasciare l’inno nazionale agli ambiti istituzionali e non usarlo per fini pubblicitari”.
Trovo invece volgare e spropositata la reazione di Romano La Russa, coordinatore provinciale del Pdl milanese, il quale ha dichiarato: “Calzedonia sospenda immediatamente la messa in onda di quella pubblicità infame, altrimenti inviteremo i cittadini a denunciare l’autore dello spot e il responsabile dell’Authority per mancata vigilanza”. “Non si può svilire l’inno di Mameli per vendere delle volgarissime calze, è uno scempio assistere all’inno di Mameli utilizzato in una pubblicità per la vendita di calzamaglia da donna”.
Personalmente credo che un mondo che non sa più sorridere davanti ad un innocuo gioco di parole sia triste e che esistano questioni molto più serie contro cui scagliare la propria indignazione. Questioni ben più volgari e irrispettose delle calzamaglie, da cui dipendono la vita e il futuro degli italiani, questioni che mettono in gioco molto più del loro Inno Nazionale.
Informazioni articolo
- Data:
- 14 ottobre 2009
- Categoria:
- Universo femminile
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